Alano in tuta

Alano in tuta

Nicole ha ancora la polmonite e dunque non può prendere freddo e umidità. Per fortuna il tempo è ancora  clemente in questa stagione e  siccome lei adora stare fuori la mattina abbiamo deciso di farle godere un po’ d’aria fresca!

Ovviamente però deve essere protetta e dunque  eccola qui con la mia tuta da ginnastica. Per infilargliela e sfilargliela ci vuole tutta la famiglia però, non è per niente facile… ma una volta indossata sembra che la tenga volentieri e poi il verde dona alle bionde non trovate?

Alano con la polmonite

Alano con la polmonite



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E’ passara più di una settimana dall’intervento e sembra che le cose vadano molto meglio!
Divido ancora i pasti in 5 volte al giorno, lo stomaco, di ridotte dimensioni per ora non potrebbe sopportare le due dosi quotidiane che mangiava prima della torsione.
Per la prima settimana le ho dato solamente la pappa ID della Hill’s, ho speso una fortuna, come potrete ben immaginare. Un alano ha bisogno di 5 scatolette al giorno. Da lunedì ho cominciato piano piano ad integrare alla pappa Hill’s i croccantini che mangiava prima dell’intervento con la precauzione di bagnarli e farli completamente inumidire prima di darglieli. Aggiungo alla pappa serale due pasticche di Epato1500 plus, un medicinale veterinario che oltre a proteggere lo stomaco le da una serie di vitamine del gruppo B per aiutarla a riprendersi in fretta. Sto continuando le iniezioni di antibiotico per scongiurare anche la polmonite dovuta all’ingestione di cibo e saliva nei polmoni. Sembra che anche qui andiamo meglio Nicole non tossisce più da ieri!
E’ molto più vispa e vitale, ieri ha seguito la mamma che abbaiava ad alcune persone fuori dal cancello. La guardiana di casa è ancora mamma India, ma Nicole fa del suo meglio per imparare!
Ieri sera ho dovuto sgridare India che voleva giocare con la figlia, ma il loro modo di giocare non è proprio raccomandabile dopo un intervento!
Di solito giocano alla lotta e Nicole è quella che “ce le prende” essendo molto più leggera di India.



Sabato scorso siamo usciti alle 14,00 di casa lasciando India e Nicole in giardino, come al solito. Siamo tornati a casa alle 16,30 ed al cancello ci è venuta incontro soltanto India. Insospettiti dalla inusuale assenza di Nicole abbiamo subito iniziato a chiamarla e cercarla, chi in casa, chi in giardino e chi fuori, per strada. Niente, Nicole non rispondeva, non tornava! Eppure strano, Nicole è ubbidiente… Già dopo dieci minuti  ho avuto il dubbio che stesse male e si fosse nascosta, tutti i miei cani hanno sempre fatto così, se stanno male si nascondono. Ho iniziato a perlustrare tutti i punti dove ama nascondersi in estate per cercare un po’ di fresco e infatti, l’ho trovata dietro la siepe… Appena mi ha visto ha scodinzolato ma non si muoveva. “correte è qui, sta male!” – ho strillato, e subito il mio compagno e i miei figli sono arrivati. Tutti avevamo negli occhi l’atroce spettro della torsione “guardagli la pancia” – ho detto a Marco che l’aveva raggiunta infilandosi tra i rami intricati della siepe (la nostra siepe di alloro selvatico è larga più di un metro) “è gonfia!” mi ha risposto. Nicole era sdraiata in mezzo a rami spessi e non collaborava minimamente, non voleva venire fuori. Probabilmente aveva troppo dolore. Anche un vicino, che adora Nicole e India, è venuto ad aiutarci. Abbiamo tentato di tagliare un ramo che impediva di spostarla ma la sega era vecchia e arruginita, non tagliava bene e tutti noi sapevamo che ogni minuto in più poteva esserle fatale…

Mi sono infilata tra i rami anche io, ho spostato il vicino con la sega  ho preso il musone di Nicole tra le mani e con tutta la mia forza le ho fatto  scavalcare un ramo che la bloccava e le ho fatto fare un passo in avanti. C’era un varco ora davanti a noi ma Nicole non ne voleva sapere, non si muoveva. Marco e Vittorio l’hanno tirata dalle zampe e io l’ho spinta da dietro e, non so ancora come siamo riusciti a farla uscire da quella siepe maledetta!

Marco è corso fuori a prendere la macchina, io e Nicole siamo salite dietro e via di corsa all’ospedale veterinario. Ho ringraziato tutti i santi di vivere sulla flaminia. Siamo arrivati allo zoospedale flaminio in poco meno di dieci minuti, con le quattro frecce inserite e suonando il clacson. Nicole era appoggiata sulle mie gambe, cercavo di tenerla stretta per non farla sobbalzare ad ogni curva, so che i movimenti con una torsione in atto possono essere molto pericolosi!

Arrivati all’ospedale i medici hanno diagnosticato la torsione dello stomaco, come purtroppo ci aspettavamo e immediatamente l’hanno sottoposta prima a lavanda gastrica e poi all’operazione.  Purtroppo le condizioni di Nicole erano gravi. Aveva mangiato la mattina alle otto, come tutte le mattine, e la torsione era iniziata intorno alle dieci secondo i medici, ma noi non ci eravamo accorti di niente… incredibile a ripensarci ora, non so come sia potuto accadere che non abbiamo notato nulla!

Dopo l’intervento la dottoressa Menenti è venuta a portarci sue notizie, erano pessime: “Non sta bene purtroppo. Abbiamo asportato la milza che era totalmente ferma e abbiamo dovuto invaginare parte dello stomaco che era andato in necrosi. Non so dirle quante probabilità ci sono che si salvi” In quel momento ho sentito un gran freddo, lo stomaco credo si sia torto anche a me, e se non si è torto  sicuramente si è contratto tanto che non ho potuto mangiare per due giorni!

Siamo tornati a casa in silenzio, io cercavo di trattenere le lacrime “non posso piangere” mi dicevo “Nicole non è morta e non morirà, ce la deve fare, ce la deve fare assolutamente. E’ giovane, è forte”

Ci avevano detto che  per qualunque complicazione ci avrebbero chiamato, in caso contrario avremmo dovuto chiamare noi dalle 11,00 in poi. La domenica mattina sono uscita per accompagnare mio figlio a fare una partita con la sua squadra. Volevamo passare prima da Nicole a vedere come stava e lungo la strada è squillato il cellulare, era l’ospedale, Nicole aveva avuto complicazioni cardiache, extrasistole, e serviva urgentemente un medicinale il mexitil. “potete passare a prendere la ricetta?” ci hanno chiesto… dopo circa due minuti suonavamo al citofono della clinica. Matteo, il mio figlio minore con gli occhi lucidi ha chiesto di vederla, il medico aveva paura che il cane si agitasse vedendo il suo “fratello umano” ma  non credo che nessuno avrebbe potuto resistere allo sguardo che mio figlio aveva negli occhi “vieni, te la faccio vedere, ma dal vetro però, lei non ti deve vedere che potrebbe farle male” e così Matteo è stato il primo a rivedere Nicole dopo l’operazione. Io l’ho aspettato fuori con un nodo alla gola e una morza che mi stringeva lo stomaco. ho preso la prescrizione del farmaco ed ho attinto a tutte le forze residue per farmi trovare sorridente da mio figlio. Lui invece, dopo averla vista si era  molto tranquillizzato, appena usciti mi ha detto: “Mamma, Nicole si guarda intorno e sta aspettando che l’andiamo a prendere. Ha l’espressione che ha a casa quando  aspetta che entri qualcuno… non sta male, non ti preoccupare. Io, adesso che l’ho vista, sono molto più tranquillo, ora posso  giocare la partita”.

L’ho lasciato al campo e sono andata a cercare la medicina… un’odissea. Domenica mattina  le farmacie sono chiuse ovviamente e dunque cercata quella di turno mi sono diretta lì, niete dovevano ordinare il  Mexitil, non ce l’avevano. Ho girato tutta Roma norrd ed alla fine sono riuscita a trovare quello che cercavo a Piazza Mazzini!

Di corsa all’ospedale dove mi hanno confermato che  il tracciato dell’elettrocardiogramma non era buono, ma mi hanno anche spiegato che è una normale conseguenza dell’operazione che aveva fatto. tutto il pomeriggio sono stata con lei in ospedale. Era stata sistemata nella sala delle visite perchè non avevano gabbie delle sue dimensioni. Per una volta essere un alano è stato un vantaggio!!! Lei era stesa per terra ci ha riconosciuto ed ha scodinzolato debolmente. Le ho massaggiato i polpastrelli delle zampe. Una volta, tanti anni fa, con il massaggio plantare  ho guarito Wisky da una paralisi dunque tento sempre questa tecnica con ogni tipo di malattia dei miei cani. Nelle zampe, come nei nostri piedi, ci sono tutte le terminazioni nervose. Non so se sia veramente utile ma male comunque non può fare.

Lunedì ancora non era perfetto il tracciato dell’elettrocardiogramma anche se andava migliorando ma era comparsa una strana tosse. Siamo andati a trovare Nicole nell’orario delle visite e mi hanno avvisato che le avrebbero fatto una lastra toracica per capire da dove venisse la tosse.

Martedì mattina, neanche a dirlo la risposta della lastra è stata che c’era una polmonite in atto, dovuta all’ingestione  di parti di cibo o di saliva nei polmoni, probabilmente verificatasi durante la torsione quando Nicole aveva provato a vomitare per liberarsi dal fastidio allo stomaco!

Mercoledì pensavo di portarla comunque a casa e curarla io, ma niente, un’altra complicazione: all’analisi del sangue le piastrine erano troppo basse… si rischiava un embolo!!!

Questa mattina finalmente mi hanno riconsegnato Nicole!

Ovviamente siamo tutti felici di averla a casa!!!!

Ma la spesa totale di tutta la storia è stata di  €1.700,00 non considerando le medicine che ho dovuto comprare per la terapia e per la dieta!

E’ possibile che i proprietari di animali debbano essere messi sull’astrico dalle malattie dei propri cari?

Non sarebbe giusto pagare le tasse per gli animali e poter usufruire di un servizio veterinario della asl?

Mi sembra che questa proposta sia stata fatta a più riprese da associazioni animaliste ma ancora tutto tace.



“Il cane inquina, anzi  un cane di taglia grande ha un impatto ambientale di circa 1.1 ettari, molto più di un suv che percorra 10.000 Km” a  dichiararlo sono due  architetti della Victoria University di Wellington, in Nuova Zelanda, Robert e Brenda Vale, specializzati in vita sostenibile. I due architetti si sono impegnati  a comparare l’impatto ambientale di tutti gli animali da compagnia  con gli oggetti della vita quotidiana come le automobili o i cellulari.

Evidentemente le trovate pubblicitarie e di marketing non hanno il benché minimo interesse a diffondere verità, sono soltanto tese a trovare l’ultima “notizia sensazionale” e questa della responsabilità dell’inquinamento da parte dei cani, tutto sembra tranne che la notizia scientifica per cui vorrebbero farla passare

Premesso che io sono un’animalista convinta e quand’anche tutti i calcoli fossero esatti sosterrei comunque la vita accanto agli animali come più sana e naturale di quella accanto alle macchine, balzano agli occhi delle incongruenze anche nel metodo utilizzato.

L’appunto principale che si può muovere ai due neozelandesi è certamente sul metodo di calcolo dell’impatto ambientale usato. Esprimono infatti i loro dati in ettari, mentre per gli studi ambientali riguardanti l’impatto generato dall’industria, per esempio, il parametro che si prende in esame è  un parametro energetico basato sul calcolo dell’emissione di gas serra e di anidride carbonica. Metodo che  tra l’altro è ancora in discussione per trovare un approccio univoco che fornisca risultati comparabili in qualche modo.  I Vale invece disinteressandosi totalmente della discussione in atto nel mondo scientifico, hanno basato il loro calcolo sugli ettari di terra necessari per la produzione del cibo che i nostri cani mangiano e comparandola poi con quanti ettari sono necessari per la produzione di un oggetto tecnologico come un cellulare o con quelli necessari al funzionamento di un suv.  Credo che anche un bambino capisca che gli ettari di terra sono direttamente proporzionali agli animali che mangiano l’erba ma hanno un rapporto diverso con il plasma dei nostri televisori ultimo modello…

Oltre alla tecnica di  calcolo per determinare l’impatto ambientale delle attività umane sulla natura è abbastanza controversa anche l’interpretazione che va fatta in base ai calcoli registrati, basta vedere quanti siti si interrogano sull’argomento e quante posizioni vengono sottoscritte al riguardo

Impatto zero ha messo a disposizione dei suoi utenti un calcolatore di impatto ambientale basato sui kg di anidride carbonica messi in circolazione da ognuno secondo il proprio stile di vita

il sito

Green Arrows pubblica   La formula dell’impatto ambientale “IPAT equation”

I = P x A x T

dove: P = popolazione; A = affluence = consumo pro-capite di prodotti e servizi cioè consumi/popolazione;  T = tecnology = impatto ambientale dell’unità di prodotti e servizi consumati cioè impatti/consumi

Lega Ambiente da parte sua utilizza più dettagliati metodi di indagine dell’impatto ambientale riferiti in particolare ai detersivi

Secondo Paolo Pini, ricercatore del CNR è importante evidenziare che il calcolo del “potere di alterazione” dell’uomo sull’ambiente non si esaurisce soltanto nell’acquisire dati numerici ma anche nell’interpretare dei fenomeni nel loro complesso

Dunque per dare una conferma dei dati dei due architetti neozelandesi dovremmo cercare di comparare i loro metodi di calcolo con quelli maggiormente diffusi e usati ed in secondo luogo dovremmo cercare di analizzare tali dati  nell’ambito della struttura di rapporti e connessioni tese tra l’uomo il cane e l’ambiente.

A mettere in luce la motivazione  dei Vale in tutta questa ricerca è senza dubbio il consiglio dato nel loro libro dal titolo  sensazionalistico “Time to Eat the Dog? The Real Guide to Sustainable Living” (”Tempo di mangiare il cane? – La guida reale alla vita sostenibile”) dove addirittura consigliano agli amanti degli animali di prendere un cane in shearing, dividendolo cioè in più famiglie in mondo da diminuire l’impatto ambientale provocato per persona!

Evidentemente la tendenza a far parlare di se ed alla notorietà, o peggio il marketing spinto agli estremi livelliindirizzato solo alla vendita, fa fare scelte di questo tipo in cui, perdendo completamente di vista il contenuto della comunicazione si deraglia su strade inconsuete tanto per  riscuotere interesse. La parola ambientalismo, secondo me, qui, è usata in maniera del tutto impropria ed i risultati di questa pseudo-ricerca sono stati raggiunti e divulgati al solo scopo di vendere il libro dei due architetti in cerca di notorietà. Nulla ha di vero, nulla ha di ecologico e nulla ha di serio.

Qualunque persona che viva con un cane sa quanto questo essere sia una parte fondamentale della propria famiglia, di quale gioia profonda sia capace ogni mattina quando ci incontra e di quale rapporto unico sappia riempire la vita di tutti i componenti della nostra famiglia.Prendere in prestito un cane vorrebbe dire non avere idea del rapporto con lui. Forse i due ricercatori dovrebbero imparare dalle famiglie con cani e con animali in genere cosa voglia dire avere un cane in casa. Sfido qualsiasi suv, cellulare, televisore al plasma e quant’altro a provare ed a comunicare le stesse emozioni di un cane!



40 anni di scoopy doo

40 anni di scoopy doo

Tanti auguri all’alano più famoso del mondo!

Il simpatico e pauroso Scooby Doo di Hanna e Barbera   ha esordito il 13 settembre 1969 sulla rete statunitense CBS. Da allora ne è passato di tempo, ne è passato tanto da far crescere almeno tre  generazioni di bambini, eppure l’analo fifone e un po’ gnoccolone è sempre alla ribalta nei cartoon preferiti sia dai piccoli che dai loro genitori!

Il simpatico “eroe non eroe” farà sempre breccia nei nostri cuori proprio perchè esprime senza vergogna la caratteristica migliore dell’alano:  TENEREZZA!

A di la del suo aspetto, come ormai tutti gli amici dell’alano sanno, l’alano è un cane molto sensibile e tenero … che ovviamente nella caricatura diventa goffo e fifone, ma che mai si tira indietro lasciando il suo amico Shaggy (fifone e tenerone quanto lui) a fronteggiare le difficoltà! IMG_4417

Per fortuna ci sono sempre Fred, Daphne e Velma a dirimere gli intrighi e i misteri “sovrannaturali” in cui si vanno a ficcare!!!!

Il carattere di Scooby Doo ricorda effettivamente quello di India e Nicole. Tutte e due, pur essendo diverse tra loro, sono sensibili e non ci abbandonerebbero mai, anche se per seguirci sono costrette a cose paurosissime come per esempio salire sulle scale aperte dei traghetti (India ne ha il terrore) o attraversare ponti di legno sospesi (Nicole si è convinta a passare solo quando eravamo tutti dall’altra parte!)




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